L'ennesimo scandalo italiano, un capitano di una nave con 4mila persone a bordo che mette in pericolo la loro incolumità per una "bravata" da macho; e che, come se non bastasse, fugge dalla nave inventando bugie per la capitaneria di porto mentre le persone che doveva proteggere muoiono, mi spinge a prendermi una pausa dal programma piuttosto intenso di oggi perché non posso perdere un'occasione così preziosa per dare la colpa al Vaticano.
La tesi (che con tempi un po' lunghi sto cercando di provare anche attraverso agent-based models che simulano la diffusione culturale e valoriale) è che in Italia ci ritroviamo i Berlusconi, gli Schettino e altri machi pallonari vari in posizioni rispettate e di responsabilità perché non abbiamo mai avuto guerre di religione.
Sono scioccata (moralmente, non perché non me l'aspettassi) dalla gente che in rete sta difendendo Schettino, dicendo che "l'italiano medio si sarebbe comportato esattamente come lui". Che è la stessa cosa che dicevano di Berlusconi. Ed è vera. Da qui si capisce subito però la confusione terribile nella testa di tanti italiani tra fatto e valore, tra realtà e dovere morale. Invece di guidare il cambiamento della realtà attraverso valori morali, questo famoso "italiano medio" che riempie i registri battesimali prende la realtà fattuale e la eleva a valore. Geniale!
Ma perché gli altri popoli, nel corso della loro evoluzione (in particolare a partire dall'illuminismo) hanno sviluppato questo modo "illuminato" di funzionare e gli italiani no?? Semplice: perché a differenza degli altri paesi "virtuosi" in Italia non ci sono mai state guerre di religione; e per guerre di religione intendo guerre contro il Vaticano, contro quella chiesa, quella e non altre, la Chiesa Cattolica e Apostolica Romana (CCAR). Gli altri paesi non sono diventati improvvisamente atei: ma hanno combattutto, con vari gradi di successo che vanno dalla secolarizzazione precoce in Francia al sistema misto tedesco, passando per i radicali paesi del Nord Europa che hanno espropriato i beni del Vaticano e cacciato i suoi esponenti dal territorio, UNA religione, che coincide anche con una istituzione (privata, centralizzata e dittatoriale, che vuole avere una funzione pubblica ma non vuole rispondere a nessun organismo pubblico delle sue azioni. AHAHAHA).
Al minimo segno di riverenza verso il Vaticano, Schettino sarebbe perdonato. Perché il Vaticano, a differenza delle religioni protestanti, da almeno 4 secoli promuove, senza soluzione di continuità, la diffusione della logica del perdono, dell'indulto, del lasciapassare, dell'impunità. Lasciando che il più forte, il più prepotente, il più stronzo, il più ipocrita, abbia buon gioco: basta un inchino a qualche tunica, una confessione e una comunione, e si ha via libera verso qualsiasi tipo di crimine. Questo è un fatto teologico tipicamente e unicamente cattolico. A permettere il proliferare della merda italiana è principalmente e indiscutibilmente, da secoli, un'istituzione piovra che in tanti secoli ha costruito salde radici sul territorio. Ma che in altri paesi è stata cacciata a calci in culo.
Per colpa del Vaticano, l'Italia è un paese in cui non esistono rei e condannati, ma solo santi e peccatori; e questi ultimi con un piccolo favore a qualche tunica d'oro sono subito perdonati ossia possono rimanere impuniti. E in questa giungla, la legge del più forte che mangia il più debole viene elevata da stato animale a dovere morale: e chi non lo fa "è un coglione", mentre chi lo fa viene ammirato dalle restanti "timide pecorelle", dai santi della situazione.
E' la stessa logica delle buone opere, del dogma tridentino secondo il quale la salvezza di un cattolico non è determinata dalla sola fede come quella del protestante, ma dalle buone opere. Dogma creato in reazione a quello nuovo protestante, secondo il quale invece la salvezza avviene solo attraverso la fede, senza intermediari terreni. Quali sono queste buone opere chiaramente non è dato sapere: non si sa a priori, ma si sa solo nel momento in cui lo decide il Vaticano e lo impone. La salvezza, in altre parole, giace nella corruzione. A partire dal Concilio di Trento. E permette ad esempio a un mostro responsabile di qualsiasi atrocità, se vuole, di pentirsi in punto di morte e guadagnarsi il paradiso, se il Vaticano decide così. La giustizia elevata a capriccio, il principio morale ridotto a favore. Non chiamiamola "cultura italiana"; chiamiamola "cultura cattolica", "cultura vaticana". E' la cultura di un'organizzazione privata che occupa un paese che all'inizio, appena nato, prometteva bene e aveva imparato a esistere autonomamente. "Libera Chiesa in libero stato", diceva Cavour. Ma si sbagliava. Non sapeva che mostro aveva davanti. Avrebbe dovuto cacciarlo a calci in culo, mandarlo in Groenlandia, fare come Enrico VIII e Guglielmo Vasa. E per colpa di questo errore decine di generazioni e milioni di italiani stanno ancora pagando.
Questa geniale istituzione alla quale in Italia è affidato il monopolio e la cura delle questioni etico-sociali (non so se rendo...) è stata cacciata, poco prima del Concilio di Trento, prima dai principi tedeschi, e poi dall'Inghilterra e dai paesi scandinavi. Nei quali il concetto di salvezza era un attimino più puro e democratico, essendo esclusivamente spirituale e completamente slegato da singoli esseri umani in carne ed ossa. Gli unici esseri umani in carne e ossa da cui dipendeva la salvezza erano la massa impersonale di individui qualunque, il mercato, il popolo, unica entità in grado offrire la sicurezza soggettiva (ma mai oggettiva) dell'elezione nel regno dei cieli.
I paesi del Nord Europa che occupano i primi posti di tutte le classifiche mondiali di sviluppo umano, si nutrono da 4 secoli di questa morale di derivazione protestante, nata per scissione e in contrapposizione con Roma, che incoraggia la risoluzione democratica del conflitti, la trasparenza, e l'empowerment / l'emancipazione delle società in quanto collettività organizzate e votate al bene comune. Una morale che ha la sua origine nella salvezza per sola fede, una salvezza che non ha bisogno di intermediari in carne e ossa, che è possibile immaginare solo attraverso il sostegno di una massa impersonale di individui indipendenti e diversi; un sostegno che avviene tramite una scelta libera e individuale.
Una morale che si accompagna a fatti storici come l'estradizione del clero cattolico e l'espropriazione dei beni del vaticano. Risolveremmo il problema del debito pubblico in un attimo, e grazie alle ripercussioni culturali balzeremmo ai primissimi posti della classifiche mondiali di sviluppo economico e sociale nel giro di un secolo. E' solo il più grande gruppo organizzato di impostori della storia dell'umanità, che sta asfissiando la Repubblica. Che senza la sua morsa, sempre più vorace e spietata dalla fame, resa più aggressiva e violenta dal trend negativo della secolarizzazione, spiccherebbe il volo. Come hanno fatto diversi paesi, anche molto meno talentuosi.
Idea interessante, Barbara... Il diritto al perdono come diritto al condono e l'azzeramento di meriti, demeriti e caratteri individuali nell'appiattimento sulla condizione di peccatori...
RispondiEliminasì ma il punto è che in questo caso il perdono non è un diritto in caso di provata innocenza o qualcosa di impossibile in caso di provata colpevolezza, come nel sistema legale; nel cattolicesimo il concetto di "prova oggettiva" non esiste, e il perdono è un privilegio concesso dall'alto della gerarchia, un favore, un prodotto di un sistema clientelare, insomma un premio alla corruzione. Più sei corrotto e più ti perdonano: è un fatto teologico.
RispondiEliminaNon tutte le religioni sono così, neanche tutte quelle cristiane: nel protestantesimo la confessione non esiste e i pastori non hanno nessun potere di intermediazione con "dio". Nessuno sulla terra ha il potere di chiamarti peccatore, e puoi avere un'idea della bontà di quello che stai facendo solo attraverso i segni "oggettivi" che ti manda la società nel suo complesso.
... e il tutto è quantificabile in denaro sonante. Dalla vendita delle indulgenze, la storia è sempre quella
RispondiEliminaEh già. Maestri di controllo e sfruttamento. Ma se si sono resi conto gli altri, si possono rendere conto tutti...
RispondiEliminaChapeau. Basta una rilettura delle lettere provinciali per ricordarsi da cosa viene tutto ciò.
RispondiEliminaCiao Zeigarnik, grazie infinite per la citazione, non le conoscevo!! Qualche citazione da varie pagine wikipedia:
RispondiElimina"Usury, according to our fathers, consists in little more than the intention of taking the interest as usurious. Escobar, accordingly, shows you how you may avoid usury by a simple shift of the intention." (Letter VIII)
°Les questions de la grâce (1-4). Le jeune narrateur consulte théologien sur théologien pour se faire préciser le sujet des controverses. On lui parle en particulier du pouvoir prochain, et il se rend compte que les adversaires d'Arnauld louent tous cette expression, alors qu'ils sont en total désaccord sur son sens (lettre 1). L'enquête continue à propos de la grâce suffisante, dont Pascal s'aperçoit qu'elle ne suffit pas (lettre 2). Lettres 5-7 : Pascal attaque les fondements mêmes de la morale relâchée des Jésuites, le probabilisme, doctrine selon laquelle toute opinion soutenue par un docteur sérieux est probable, même si un autre docteur sérieux porte un jugement contraire (lettre 5). La direction d'intention, qui permet de commettre une mauvaise action, pourvu que l'intention soit orientée vers l'obtention d'un bien légitime (lettre 7)."
Illuminante. Chiaramente NIENTE di tutto ciò esiste nel protestantesimo (neanche la confessione!) they've cleaned all this rubbish in one fell swoop!!
Non riesco a capire, il vaticano permette il perdono quindi non ci può essere giustizia? Ma la giustizia è amministrata dallo stato non dal vaticano!
RispondiEliminaPerdonare non vuole dire annullare le responsabilità di chi ha commesso l' offesa.
Se qualcuno viene perdonato poi, deve in qualche modo riparare al danno fatto, se è pentito. Quello che manca è la responsabilità nelle azioni, che possono essere giuste o sbagliate, sta a noi decidere. Molto spesso questa decisione ci mette di fronte a dei limiti, che noi vorremmo superare o non vedere, ponendoli come degli ostacoli che ci impediscono di vivere una vita realizzata a modello dei nostri desideri: desideriamo qualcosa però non vogliamo decidere se è una cosa giusta o sbagliata. Il giusto o sbagliato poi è una cosa relativa a noi stessi o a dei valori che vengono da un' educazione: se abbiamo avuto degli esempi che ci spingono alla solidarietà forse, saremo solidali, viceversa saremmo egoisti e cosi via in base agli esempi avuti. Abbiamo degli esempi, ma non sempre li condividiamo perché noi vogliamo essere qualcosa di diverso, persone che trovano strade nuove per affrontare la vita, persone uniche che in realtà siamo. C' è dunque chi trova fondamentale, per essere unico, superare i limiti imposti anche se mette in pericolo la vita degli altri mentre c' è chi trova nel limite una saggezza che rende coscienti: i nostri limiti sono la nostra coscienza, cioè il punto in cui sappiamo arrivare con le nostre certezze. Quello che abbiamo sperimentato nella vita diviene la nostra coscienza, le nostre esperienze ci insegnano ad essere coscienti perché se non le avessimo non saremmo nella realtà. Se qualcuno decide di essere incosciente è perché non accetta i limiti di essere uomo o donna ma vuole spingersi oltre per essere qualcos' altro e in questo cerca una libertà che gli sembra negata dal limite. Questa ricerca della libertà può dunque rendere incoscienti senza che in realtà noi ce ne accorgiamo perché noi pensiamo di vivere una liberazione.
Accusare qualcuno ci fa sentire liberi ma in realtà siamo incoscienti.(secondo me)
Saltabay.
Ciao Saltabay, ti rispondo alle prime quattro righe, perché sul resto sono relativamente d'accordo, e non capisco come sia in contraddizione col post. Non volevo mettere in discussione l'esistenza di limiti, ma sottolineare due modi diversi di assicurarsi che siano rispettati, uno efficace (quello della giustizia, se il sistema giudiziario funziona, e se accompagnato da adequate pressioni socio-culturali a rispettare questi limiti) e quello del Vaticano, inefficace perché si basa su vaghe definizioni di coscienza individuale e perché non parte da principi universali, ma dal "creaturismo" (vedi Max Weber), ovvero dal rispetto della volontà di singole persone privilegiate che di volta in volta si stabilisce di privilegiare. In questo senso la loro visione della vita si fonda sulla corruzione e la cultura che da secoli diffondono e sostengono non fa altro che rafforzare questa forma mentis.
RispondiEliminaInfatti i famosi valori "non negoziabili" sono tali perché di parte, perché appena se ne permette la libera discussione crollano e hanno bisogno di essere sostenuti dal "puro potere", dalla forza, a differenza di quelli democratici che ogni volta sono confermati da arene deliberative.
Parliamo di due tipi diversi di giustizia. La giustizia spirituale ("la salvezza") è amministrata dal Vaticano, che decide o meno se perdonarti per le tue azioni oppure al limite scomunicarti e condannarti all'inferno. Perdonare continuando a riconoscere una responsabilità significare annullare le conseguenze di questa responsabilità, quindi è un riconoscimento un po' blando, come dire, "teorico", solo a parole. Per il Vaticano basta che ci si penta e ad esempio si dicano due Ave Marie, o si dimostri simbolicamente in qualche altro modo di obbedire alla gerarchia clericale.
Colgo l'occasione per sottolineare, perché non è mai scontato, che quello che dico in questo commento si riferisce solo al Cattolicesimo, e non (necessariamente) ad altre forme di Cristianesimo.
Quando si vuole a tutti i costi dare addosso al Vaticano si trova di tutto. Anche la tragedia della nave abbandonata da Schettino è motivo di sparlare degli uomini della Chiesa Cattolica. Quando si esagera si diventa ridicoli! Mi auguro che si trovino altri argomenti di critica agli uomini di Chiesa ben più seri. Se ve ne sono!
RispondiEliminaCome direbbe Charlie Chaplin: "sono loro che danno addosso a tutti gli altri".
Elimina