sabato 14 maggio 2011

La discriminazione non discriminante (ovvero: la bellezza dell'eterosessualità sta nel fatto che procrea?!?)

Questo blog è in standby da circa sei mesi, visto che negli ultimi cinque ho viaggiato un sacco e non ho avuto un attimo di pace (ho preso circa 18 aerei, e un'altra decina sono in programma da qui alla fine di luglio). Ma l'editoriale di oggi dell'Avvenire, a firma Francesco D'Agostino, mi chiama irresistibilmente alla tastiera. Alcuni dei tratti salienti:
Nonostante ciò che alcuni continuano a sostenere, non esiste più in Italia, e da tempo, una "questione omosessuale". Le discriminazioni che deplorevolmente colpiscono gli omosessuali sono analoghe a quelle che a possono colpire chi, agli occhi ottusi, malevoli e a volte criminali di alcuni, appaia "diverso" (per etnia di appartenenza, per disabilità fisica o psichica, per religione, per provenienza sociale, ecc.). Tali discriminazioni vanno severamente punite.
Ok. Quindi le discriminazioni sono tutte uguali, non c'è bisogno di fare distinzione tra gay e non gay. I disabili, gli immigrati, i musulmani, i poveri e i gay hanno bisogno delle stessi leggi, degli stessi interventi pubblici. Non sono cittadini diversi dagli altri. Di conseguenza ecco alcuni slogan che potrebbero apparire sensati:
  1. più permessi di soggiorno per disabili
  2. meno tasse per i gay
  3. libertà di culto per i poveri
  4. attrezzature di accesso facilitato per immigrati
  5. unioni civili e matrimonio per i musulmani
Continua D'Agostino:
Una cosa però è difendere i sacrosanti diritti degli omosessuali, come persone e come cittadini,
Peccato che D'Agostino non specifichi quali sono i sacrosanti diritti che gli omosessuali avrebbero. Perché purtroppo mi riesce difficile capirlo, visto che devono essere gli stessi di disabili, poveri, musulmani e immigrati (mi chiedo inoltre dove/come collochi D'Agostino i diritti delle donne: insieme a quelli di tutte gli altri gruppi svantaggiati? Oppure non esiste una questione femminile? Ah però aveva detto che non esisteva una questione specifica neanche per questi gruppi quindi sono molto confusa). In ogni caso, continua D'Agostino:
tutt’altra cosa è far rientrare nella difesa di questi diritti il riconoscimento del matrimonio gay. È un errore simile a quello di chi sostenesse che per rispettare i "diritti" dei musulmani bisogna recepire nel nostro ordinamento la poligamia.
Mah, io conosco tanti musulmani che non praticano la poligamia e non mi sembra che ne facciano particolarmente richiesta ai governi occidentali che li rappresentano. Vivrò fuori dal mondo ma non ho mai visto un poligamy-pride. Siamo sicuri che i musulmani vogliano questa cosa di cui parla D'Agostino, il recepimento nell'ordinamento giuridico della poligamia?

In secondo luogo - ma qui potrei sbagliarmi - sospetto che la poligamia sia indice di povertà e sfruttamento. Dov'è l'uguaglianza con il matrimonio gay? Chi viene sfruttato in un contratto che sancisce l'uguaglianza giuridica dei coniugi? E poi:
Esistono ragioni sociali (che sono le uniche che legittimano l’intervento del diritto) per legalizzare il matrimonio gay? La risposta è no. Ragioni sociali non esistono, esistono al più solo ragioni simboliche: sposandosi, i gay vogliono avere conferma pubblica dell’analogia della loro convivenza (giuridicamente lecita) alla convivenza eterosessuale (non solo lecita, ma riconosciuta e tutelata dal diritto in quanto procreativa e luogo di socializzazione primaria delle nuove generazioni).
Ok. Non esistono ragioni sociali per riconoscere il matrimonio gay perché non conduce a procreazione (ma allora le famiglie arcobaleno? I viaggi della speranza nelle cliniche estere?).

E se tutti gli ambienti in cui le nuove generazioni socializzano "primariamente" hanno bisogno di tutele speciali, perché non riformare gli orfanotrofi? Perché non fare una legge a sostegno delle case-famiglia? Se tutti gli ambienti in cui le nuove generazioni vengono concepite hanno bisogno di tutele speciali, perché non sostenere le cliniche di riproduzione assistita? Non sono anche questi luoghi di procreazione? E poi, vogliamo parlare delle scuole pubbliche massacrate e della socializzazione "secondaria"?
Ma i gay (anche se non tutti) sono convinti che tra unioni eterosessuali e unioni omosessuali non sia la procreazione a fare la differenza: di qui la pressante rivendicazione perché la legge conceda ai gay il diritto di adottare bambini o addirittura quello di poterli procreare artificialmente. L’artificio, anche quello più estremo (come la procreazione in vitro e il ricorso a un utero in affitto), che anche quando è posto in essere possiede il carattere dell’eccezionalità, viene paradossalmente invocato e utilizzato per negare l’innegabile e cioè che la natura (vista come il fumo negli occhi dai gay) "di norma" affida la procreazione all’unione tra un uomo e una donna. Questa è la differenza, che fa differenza.
Innanzitutto non ho capito perché la FIV o la surrogacy possiedano il carattere dell'eccezionalità. Ma non era il concepimento naturale a essere un miracolo divino, unico e irripetibile? Adesso rispetto alla riproduzione assistita sembra un fatto ordinario.

Poi, quanto alla natura che di norma affida la procreazione all'unione tra un uomo e una donna: no, caro D'Agostino, cerchiamo di essere un po' più precisi (il fumo negli occhi lo stai buttando tu); la natura "di norma" affida la procreazione a:
  1. uomini e donne sessualmente attivi;
  2. che hanno rapporti eterosessuali vaginali;
  3. durante l'ovulazione;
  4. non protetti;
  5. che terminano con un'eiaculazione contenente un numero sufficiente di spermatozoi in salute;
  6. i quali raggiungono con sufficiente velocità un ovulo che si trova in un punto preciso delle tube di Falloppio.
Visto quante condizioni richiede "la natura"? Molti di noi, per scelta o meno, rientrano in uno o più dei punti di cui sopra ma non in tutti; perché non tutti vogliono sempre procreare e poi ci sono quelli che invece vorrebbero ma non soddisfano tutte le condizioni. Allora ci siamo inventati da un lato i contraccettivi, e dall'altro la procreazione assistita: per aumentare le nostre possibilità di scelta.

Utilizzando una simile moralità ci siamo inventati l'aereo, visto che molti di noi volevano volare ma la natura non ci ha dato ali: se ci pensi anche l'aereo è mostruosamente contro natura (NB: i fratelli Wright erano protestanti). Prigionieri di simili perversioni morali, abbiamo inventato il treno, che ci fa viaggiare a 300 Km/h; perché la natura ci ha dato sì la possibilità di correre, ma al massimo a 20 o 40 Km/h; e poi ci stanchiamo subito mentre i treni volendo non si fermano mai...
Non si nega alcun diritto ai gay, quando ci si rifiuta di riconoscere alla loro convivenza un carattere coniugale, così come non si nega alcun diritto a una coppia di amici, quando non si riconosce alla loro amicizia rilievo giuridico.
Quindi non c'è alcuna differenza tra amicizia e amore? E io che pensavo che l'ordinamento giuridico riconoscesse anche gli aspetti affettivi delle relazioni. Non è una coppia, di per sé, società, associazione? Persino il famoso Articolo 29 della Costituzione parla di società, senza fare differenza tra società che producono prole e società che non la producono. L'articolo 29 non impone di tutelare solo quelle famiglie che producono prole. Persino quando ci si sposa in Chiesa, la formula dice "amarti e onorarti, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia"; non dice "prendo te, Giovanna, come mia sposa, al fine di procreare e creare un ambiente domestico che possa fungere correttamente da strumento di socializzazione primaria per i nostri figli"... boh, forse mi sono persa qualcosa.

9 commenti:

  1. "se ci pensi anche l'aereo è mostruosamente contro natura" è eccezionale ;)

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  2. ;)

    Io non sono contro la procreazione ma mi resta difficile credere che gli etero siano etero solo per procreare "con facilità", diciamo... mi chiedo cosa pensano gli etero quando leggono questi discorsi e questi argomenti...

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  3. Io sono etero ma non posso parlare a nome di nessuno. Trovo però questi discorsi offensivi su tutti i piani: offensivo pensare che bastino un membro maschile e un apparato riproduttivo femminile per fare due genitori; offensivo parlare di famiglia come "luogo di socializzazione primaria delle nuove generazioni"; offensivo verso coloro che non riescono ad avere figli, che questa società sovraccarica di compatimento e a tratti di vergogna; offensivo verso le ragioni di principio: "sposandosi, i gay vogliono avere conferma pubblica dell’analogia della loro convivenza (giuridicamente lecita) alla convivenza eterosessuale". E TI PARE POCO?!

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  4. Se io fossi etero e avessi un* figli* mi sentirei scema a sentire questa gente. Penserei, ma come, tutto quello che faccio è inutile, visto che per crescere bene un figlio basta essere etero? Sono scema a preoccuparmi che riceva un'istruzione di qualità e che faccia tante cose al di fuori della famiglia, visto che poi tanto conta solo quello che succede in famiglia? E mi sentirei anche gravata da una responsabilità impossibile da sostenere, e per convincermi di riuscire a sostenere la quale dovrei diventare nevrotica come questi qua...

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  5. Un etero, il sottoscritto, pensa che siano patetici: ma possibile che ancora oggi, 2011, si debbano leggere 'ste fesserie sulla natura, quando già Hume più di due secoli or sono faceva notare che allora non bisongerebbe mai curarsi dalle naturalissime malattie o scostarsi da un masso che naturalmente sta per colpirci? Altrettanto risibile sul piano giuridico l'argomento che il matrimonio eterosessuale sarebbe tutelato "in quanto procreativo": santo cielo, esiste pure l'istituto del matrimonio in imminente pericolo di vita, ma quale procreazione??
    Ma loro sì che difendono la famiglia eterosessuale con figli, sissignore: per questo ci scodellano una bella batteria di tagli lineari su deduzioni e detrazioni.
    Tanta è la loro carità cristiana che si possono permettere di risparmiare sul pudore.

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  6. Esatto... la categoria della "natura" è politica per eccellenza, fortemente ideologica... tutto quello che non si vuole discutere lo si ritiene naturale... forse per questo nei regimi dittatoriali la propaganda tende a sottolineare le doti "naturali" del capo, per dare una giustificazione "naturale" al dominio... magari è una cosa anche legata alle successioni di sangue nelle dinastie. Come facciamo a trovare un criterio indiscutibile? Ricorriamo alla biologia.

    In effetti nel caso dell'orientamento sessuale siamo di fronte a una sorta di "scontro di natura": loro che dicono che siamo contro natura, noi che diciamo che ci siamo nati, e che è quindi una cosa "naturale". Ma è sempre politica...

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  7. Sono d'accordo ma aggiungo anche che si tratta di politica cattiva, fumosa. "Natura" è un costrutto culturale (ovviamente anche quella della biologia, senza con questo voler sottoscrivere tutto Kuhn) che interviene come intercapedine ideologica per intorbidare le acque. La questione è: esiste una qualche argomentazione democraticamente accettabile (Dio odia i gay evidentemente non lo è, ma non lo è nemmeno un qualsiasi concetto finalistico, ovvero teologico, di natura; uno non finalistico, essendo eticamente muto, non ci serve a niente) per discriminare le unioni omosessuali rispetto a quelle eterosessuali? Io direi di no; certo, non la procreazione; aspettiamo la prossima.

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  8. Eh, dubito che ne troveranno mai una valida; ma non dubito che la loro fantasia irrefrenabile se ne esca con milioni di ragioni fasulle. Fino al giorno in cui saranno ridicoli agli occhi / cervello di tutti, anche dei più lenti, a loro così cari (vedi "Il Grande Inquisitore"...)

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