sabato 6 febbraio 2010

Donne che si illudono (di star bene)

Un paio di settimane fa ero a Parigi e conversavo con la responsabile della Divisione Gender Equality dell'UNESCO. Ero lì per lavoro ed ero concentrata sul mio compito in quel momento e in quel luogo, e non c'era molto tempo per distrazioni o divagazioni. A un certo punto però mi ha detto una cosa che mi ha messo in moto una reazione a catena di associazioni e spunti e poi ancora riflessioni e spiegazioni e conclusioni.

Si parlava della funzione dell'UNESCO di contribuire al dialogo pacifico tra culture e di diffondere i valori della diversità e del multiculturalismo. Ma questa "tolleranza", diceva, ha un limite: prendiamo il caso delle mutilazioni genitali femminili (FGM, female genital mutilations). Per quanto la comunità internazionale e in particolare l'UNESCO siano aperti al dialogo, davanti a questo dicono NO, un no fermo, senza se e senza ma. E diceva che su questo fronte ci sono progressi, anche se sono molto lenti.

Quello che mi ha raggelata (oltre al fatto di sentir anche solo nominare le FGM) è stata la sua osservazione che "ancora 20 anni fa c'erano donne africane che si offendevano quando sentivano il termine 'mutilazioni'". A loro avviso, gli occidentali stavano dando un'accezione negativa a qualcosa che apparteneva alla loro tradizione, di cui andavano molto fiere. In altre parole, squartarsi le parti del corpo più sensibili al piacere, senza anestesia e prendendosi infezioni anche mortali, era qualcosa di estremamente positivo, che assicurava loro un buon matrimonio e contribuiva quindi a un miglioramento della loro esistenza.

Questo, in misura un po' minore rispetto a 20 anni fa, succede ancora oggi. E mi chiedo, come fa a non far riflettere questa cosa. Perché queste notizie non vengono diffuse in prima serata. Sarebbero utili per mettere a confronto sistemi di valori. Le donne partono da qui: dall'accettare l'umiliazione e l'oppressione in quanto miglioramento rispetto a una situazione alternativa. E penso a quelle mogli che hanno deciso di denunciare gli abusi dei mariti dopo 20 anni che li subivano. 20 anni ci hanno messo a capire che forse c'era una via d'uscita. E quante volte avranno finto, nei confronti degli altri e di se stesse, che stava andando tutto bene? "Non ci sentiamo discriminate", dicevano le casalinghe negli anni sessanta alle femministe.

Queste donne non sono pazze. E' la paura, l'ignoranza e insieme l'amore per la vita, per qualsiasi tipo di vita, che le fa diventare cieche e sorde. E' l'istinto di sopravvivenza. Che dovrebbe farci chiedere, ogni giorno e ogni minuto, se quello che pensiamo è sensato, giusto, vero, oppure una semplice reazione dettata dalla paura. Del cambiamento e della solitudine.

Poi ho salutato la tizia e sono andata a pranzo, ma l'immagine delle donne offese per l'uso della parola "mutilazione" mi è rimasta in testa. C'è chi dice che la "best way", la strada unica verso il progresso, non esiste: ma spesso succede che esiste e non sappiamo vederla, immaginarla, cercarla. Di fronte alla scoperta, all'evidenza e all'intelligenza la "best way" esiste. Eccome se esiste. Possiamo non cercarla, non vederla, non immaginarla: ma c'è. Eccome se c'è.

venerdì 15 gennaio 2010

Uomo e donna Dio li creò: e la donna quanto vale?

In questi giorni riesco a essere abbastanza impermeabile alle bestemmie che escono dalla bocca di Ratzinger, forse perché rincuorata da quello che è successo in Portogallo. Riesco a ignorarlo quando dice che "la libertà non può essere assoluta" (affermazione che peraltro mi trova d'accordissimo) e persino quando dice che questa libertà deve essere limitata dalla nostra natura biologica, anche se su questo ovviamente non sono d'accordo.

MA QUANDO QUESTI DISCORSI MI VENGONO PROPINATI DA COLLEGHI DI LAVORO ALLORA SBOTTO. E mi rendo conto che non devo ignorare quello che dice Ratzinger perché se la realtà che mi circonda è strutturata culturalmente in un certo modo la responsabilità è dell'istituzione che lui rappresenta.

Capita così che nel bel mezzo di una missione, con tanto di macchina di servizio, si affronti l'argomento della crescita dei figli, e in particolare di quale sia la migliore forma di genitorialità possibile. A nessuno vengono in mente i casi di sfruttameno minorile, di genitori che fanno prostituire i propri figli, di genitori che fanno 8 figli pur non potendo offrire loro una vita decente, di genitori frustrati che ripongono nei figli aspettative sproporzionate alle loro capacità e incompatibili con le loro inclinazioni; NO, LA PRIMA COSA CHE GLI VIENE IN MENTE E' IL NUMERO E IL GENERE DEI GENITORI.

Le cose accennate sopra sono secondarie: l'importante è i genitori siano DUE (non importa se ci sono di mezzo nonni, cugini, amici del cuore, reti di relazioni importanti), e che siano UN MASCHIO E UNA FEMMINA. Se poi gli chiedi perché, ti dicono "perché è sempre stato così", perché se così non è poi si sentono "diversi". Alla mia risposta che, seguendo questa logica, 100 anni fa le donne non avrebbero dovuto acquisire nessun diritto politico perché a quel tempo "così era sempre stato", e che in realtà se si sentono diversi il problema non è il loro ma della società che ce li fa sentire, mi rispondono "che sono estremista". Se non sapete cosa rispondere a qualcuno, se non avete argomenti, dategli dell'estremista. Funziona sempre.

A un certo punto abbiamo poi iniziato a discutere di maternità e loro mi facevano notare che una coppia di due uomini è intrinsecamente sterile. Al che io ho portato esempi comuni di adozione e di gravidanza surrogata. Sembrava che avessi bestemmiato. La gravidanza surrogata: "pensa poverine quelle donne...". Ho fatto notare che quelle povere donne si beccano anche 50mila euro a gravidanza, che per un lavoro non qualificato mi sembra niente male, rispetto alle alternative offerte dal mercato. Ma no, quelle donne per definizione erano comunque sfigate, quasi che la surrogacy fosse il loro ultimo ripiego. Il loro corpo era sfruttato. I corpi dei milioni di donne che vengono legittimamente sfruttate dai propri mariti vanno bene, perché il sogno di ogni donna è farsi sfruttare in maniera legittima dal proprio principe azzurro, chiaramente. Ma utilizzare il proprio corpo per guadagnare 50mila euro che la donna può spendere liberamente e in maniera autonoma, quello no: è inaccettabile.

Il clou della discussione è stato raggiunto quando l'autista mi ha spiegato perché la madre surrogata per definizione è sfigata. Il motivo è che "avere un figlio è la cosa più bella che può fare una donna", e il capolavoro della sua vita in quel modo le viene strappato. Viene separata dal senso della sua vita. Non ha altre chance. Al che l'ho ringraziato del complimento, e ho pensato che è inutile che io abbia studiato così tanti anni, che legga così tanti libri, e che mi trovi spesso a rifiutare offerte di lavoro gratificanti e anche ben pagate perché sono già troppo impegnata. In realtà chi ha bisogno del mio cervello e mi paga per usarlo mi vuole solo sfruttare. Mi stanno tutti distraendo dall'unica mia vera aspirazione, da "la cosa più bella che io possa fare", che è mettere al mondo un figlio e - attenzione - non venderlo come fanno le madri surrogate, ma tenermelo vicino, esporlo come trofeo, e possibilmente - come fanno tutte le madri italiane - tenerlo in casa fino a 35 anni, giusto per ricordarmi di quanto valgo.

lunedì 21 dicembre 2009

Omofili battono omofobi 4-2

Aggiornamenti sull'estensione del matrimonio alle coppie omosessuali.

Ultimamente hanno detto SI:
Portogallo (fonte: unita.it)
Slovenia (fonte: Il Piccolo)
Washington, DC (fonte: queerblog)
Città del Messico (fonte: Miami Herald)

Ultimamente hanno detto NO:
Maine (fonte: queerblog)
New York (fonte: corriere.it)

Non so come considerare l'introduzione delle Unioni Civili nella cattolicissima Austria; da quanto si scrive qui non mi sembra neanche un esempio di separate but equal; piuttosto direi un qualcosa di completely different...!!! Secondo Wikipedia le recentemente introdotte Unioni Civili in Ungheria sono invece molto più accettabili.

Le mappe aggiornate - di Wikipedia - cliccando nella colonna qui a destra.

domenica 22 novembre 2009

Kristanna Loken goes back to women



Qualche tempo fa, parlando di orientamento sessuale, ipotizzavo come questo fosse "costruito" culturalmente (anche) in base a pressioni sociali, e arrivavo a dire che l'omofobia può essere il frutto di un'eterosessualità scelta sulla base di precise credenze sul fatto che gli omosessuali che decidono di vivere la propria sessualità liberamente e alla luce del sole subiscono troppe offese, vessazioni, sanzioni, etc. Quando tali credenze non si dimostrano più vere, ciò mette in ridicolo la scelta di eterosessualità e gli fa perdere la sua convenienza. Di qui l'omofobia, o il tentativo di mantenere la realtà tale quale quella che si credeva che fosse al momento in cui si è scelto di essere eterosessuali.


Un pizzico di evidenza empirica a supporto della prima parte di questa tesi (che non è incompatibile con le tesi "innatiste" anche se così può sembrare) mi è fornita in questi giorni dall'ultima intervista rilasciata da Kristanna Loken a AfterEllen.

Bisessuale, di origini norvegesi, molto nota per aver interpretato Paige nella quarta stagione di The L Word (madre del migliore amico del fratellino di Shane, con la quale ha una storia... chi non ricorda "now that we've done the time, we might as well do the crime"), mi stava già simpatica quando ai tempi della sua storia con Michelle Rodriguez era molto più aperta di quest'ultima, che invece continuava a negare. Poi mi sono un po' rattristata quando si è fidanzata con un tale Noah Danby, e tutto sembrava pronto per un matrimonio tradizionale e un brutto finale, di quelli così frequenti tra le bisex. Di recente però il brutto finale si è rovesciato: Kristanna ha lasciato il tale e si è fidanzata con la sua personal trainer, di cui dice che sia stato "amore a prima vista", e anche che apprezza molto il fatto che sia completamente out. Bene.


La parte più interessante dell'intervista secondo me è quando Kristanna parla delle "notevoli pressioni" che aveva da parte della madre di soddisfare il suo desiderio di vedere almeno una figlia sposata (la sorella è lesbica), di organizzare la festa con tutti gli invitati, etc. La madre le diceva "voglio che per te le cose siano facili"...?!?!? Che francamente mi sembra un discorso del cavolo... insomma, tutti vogliamo che le cose siano facili, ma a volte non siamo noi a doverci adattare, è la società che deve cambiare... no?? Tra l'altro, queste cose dette riguardo a una tizia che probabilmente vive a Los Angeles mi fanno un po' rabbrividire. E penso, ma se le bisex hanno queste pressioni , da noi cosa succede?!??!


Scusate l'abbondanza di foto, ma questa vicenda mi sembra anche un'ottimo argomento contro le famose tesi secondo cui se una donna si innamora di un'altra donna significa che è un cesso e che non trova un uomo abbastanza cieco e/o fesso da stare con lei... qui sotto altre due fotine per chi ha bisogno di ulteriori prove...!!!



sabato 14 novembre 2009

I vescovi cattolici di Washington ricattano il governo sui diritti gay

I vescovi cattolici di Washington stanno minacciando di abbandonare al freddo dell'inverno nordamericano centinaia di senzatetto e di chiudere tutti i servizi da loro gestiti per l'adozione e la cura dell'infanzia.

Tutto questo perché il District of Columbia ha messo a punto una legge per estendere i diritti matrimoniali alle coppie di omosessuali, che prevede chiare regole di non-discriminazione su adozioni e contributi pagati dai datori di lavoro.


La notizia si commenta da sola, e forse è per questo che non se ne trova traccia nei principali media italiani, dalle TV alle testate giornalistiche. La maggior parte dei politici si dichiara però tranquilla, e fiduciosa di riuscire ad incaricare altre associazioni per lo svolgimento degli stessi servizi. E se fosse successo in Italia???

Olli, pastore protestante, cambia sesso e torna a dire messa come Marja-Sisko

Circa un anno fa Olli Aalto, pastore protestante di Imatra in Finlandia, si era dichiarato stanco di vivere una doppia vita e aveva deciso di prendere un'aspettativa per sottoporsi a un'operazione di cambio di sesso, completando così la sua transizione da uomo a donna. Era fermamente intenzionato a mantenere il suo lavoro, e pronto a fare ricorso se la Chiesa Luterana lo avesse licenziato.


In questi giorni, Olli è tornato al lavoro (cioè a dire messa) come Marja-Sisko, la Chiesa Luterana non ha aperto bocca, e alla messa si sono presentate 100 persone con tanto di giornalisti al seguito.


Il tutto in nome di Dio, e pure di Gesù.

giovedì 12 novembre 2009

Il Vaticano accoglie gli Anglicani a patto che siano omofobi e misogini

Nel 1534 il Re d'Inghilterra Enrico VIII dispensò il Vaticano da ogni servizio religioso nella sua terra e fondò la Chiesa d'Inghilterra (meglio conosciuta come "anglicana"). Il motivo che spingeva Enrico VIII era semplice: voleva risposarsi e il Vaticano non glielo permetteva. Così, come altri monarchi "illuminati" che in quel periodo si ruppero le scatole del Vaticano, mando i cattolici a quel paese, si autoproclamò capo della chiesa nazionale, e stabilì che tutti si potevano sposare e risposare, persino i preti (che diventarono pastori).

A quasi 500 anni di distanza, il Vaticano compie un passo importante. Per la prima volta nella storia, accoglie nelle proprie fila sacerdoti anglicani sposati, ovvero che, proprio come Enrico VIII, non accettano le direttive del Vaticano in materia matrimoniale. Incredibile. Li accetta... nonostante, a differenza dei preti cattolici, siano sposati... ebbene sì!!!

Tuttavia, per entrare a far parte del clero cattolico, i pastori anglicani sposati devono soddisfare importanti requisiti. In particolare, devono essere in contrasto con la Chiesa d'Inghilterra sull'apertura nei confronti dell'ordinamento di pastori donna e di pastori omosessuali. Quindi, che siano pure sposati, fintanto che considerano la propria moglie un'essere inferiore. Sposati va anche bene, purché rimangano misogini e omosessuali repressi (che per me è l'equivalente di omofobi).

Dal che deduco che, nella mente dei preti cattolici, il fatto che uno si sposa significa generalmente che non è misogino, e quindi neanche omofobo (cioè gay represso); anche perché, loro pensano, se fosse stato misogino e gay represso, si sarebbe fatto prete. Invece adesso si sono resi conto che si può essere sposati con una donna e nello stesso tempo misogini e omofobi (gay repressi).

In sintesi, chi risponde a questa favolosa descrizione, venghino numerosi tra le braccia di mamma Chiesa.


Tentativi di sbattezzo

I primi di settembre, fresca di ritorno dalle vacanze e dalla chiusura di un articolo di quelli che uno si lascia per le vacanze estive, decido finalmente di procedere con la pratica per lo sbattezzo. Mi procuro quindi il nuovo indirizzo della parrocchia nella quale, un nefasto dì, un signore dallo strano vestito mi fece un segno sulla fronte come primo tentativo di comunicarmi che da quel momento in poi avrei fatto parte di un generico gregge guidato da un generico pastore, e che dovevo accettare tutte le regole da lui imposte spegnendo il cervello.

Come molti miei amici, per anni avevo pensato che essere battezzata non fosse importante, che non avesse alcuna conseguenza sulla mia vita. Più tardi invece ho capito che è un simbolo fortissimo di dominio e anche di abuso di minore, paragonabile alla pedofilia, e che non può essere accettato né tollerato in nessun modo. Se passa il principio che i principi non contano, ci ritroviamo con l'Italietta vino spaghi e mortadella che gli stati nazionali forti (quelli pieni dei diritti che mi piacciono tanto) deridono; ed è proprio il voler occultare la verità, il dire che non è importante e che non conta, che sta tanto a cuore alla nostra Chiesa Cattolica, nella sua volontà di preservare lo stato mafioso delle cose.

Quindi parto: compilo il modulo scaricato sul sito www.uaar.it, faccio la fotocopia della carta d'identità, infilo tutto in busta chiusa e faccio partire con raccomandata con ricevuta di ritorno. Dopo un paio di settimane mi arriva a casa il cartellino di ricezione firmato del parroco. Perfetto, penso. E comincio ad aspettare la lettera di conferma.

Quando ci si sbattezza, non si annulla l'atto del battesimo, che è un evento storico: semplicemente se ne neutralizzano gli effetti, apponendo una dicitura sul documento con i propri dati (nome cognome data di nascita e di battesimo, padrino madrina etc) che specifica che l'atto non ha più valore "canonico" e che l'individuo in questione è da ritenersi non più "affiliato". Una sorta di auto-scomunica.

Lo sbattezzo è l'atto più temuto dalla CCAR, perché non solo l'individuo si sente sovrano sulla sua vita e prende una decisione autonoma, ma questa decisione esclude DIRETTAMENTE la CCAR. Non la esclude indirettamente, come nel caso dell'aborto, dell'eutanasia, etc.; lo sbattezzo è una sorta di Jolly Pigliatutto che esclude la CCAR in toto. Tout court. A priori. Non è che non vado a messa o parlo male ogni tanto del prete, è che vi abbandono completamente, sostanzialmente e formalmente. Sparisco dalle vostre case. Per sempre.

Insomma, una bella batosta per chi si propone di guidare l'umanità intera. Un essere umano che se ne va. Non è come un partito di sinistra che non recluta quelli di destra: lo sa che sono di destra, non se li aspetta, non tenta neanche di reclutarli. Per chi si propone di controllare chiunque, solo in quanto essere umano, la dipartita di un qualunque essere umano conta.

A distanza di tre mesi, compongo il numero del parroco al telefono e mi risponde una voce allegrotta. Appena gli spiego il motivo della mia chiamata, e che volevo informazioni sullo stato della pratica, mi risponde che "ha ricevuto ordine tassativo dal vescovo di non manomettere i registri battesimali". E io "ma lei è tenuto a farlo, per la legge 196/2003". E lui "eh ma qui ognuno si fa le sue leggi, io devo rispettare il diritto canonico che mi impone di non modificare i registri se non per registrare eventi, come matrimonio o morte".

A questo punto gli spiego che lui e il suo vescovo devono aver fatto un qualche errore di interpretazione, perché le pratiche di sbattezzo andate a buon fine ormai sono migliaia, decine di migliaia. E lui mi fa "va bene, allora vada a sbattezzarsi dove glielo fanno". "Ma scusi, non posso, i miei dati sono solo nella sua parrocchia e può farmelo solo lei". "Eh ma io le ho già detto che non posso farglielo perché devo obbedire al mio vescovo".

Quindi gli chiedo chi è il suo vescovo. Mi dice che è cambiato da poco. E io "bene, allora adesso chiederà al nuovo vescovo come comportarsi". E lui "no, perché il diritto canonico è sempre lo stesso". "Le ripeto che ha fatto un errore di interpretazione. Io in questo momento procedo con il ricorso al tribunale o al Garante dei dati personali" "ma sì guardi, mi denunci, faccia quello che vuole, ma tanto io non posso procedere".

Non capivo se era ignorante veramente oppure in buona fede. Ma poi mi sono ricordata che anche Ratzinger pensa di essere in buona fede, e dice sempre che se sbaglia ci penserà Dio a punirlo. Bella scusa la buona fede. Bella scusa. Avevo un sacco da lavorare, quindi chiudo dicendo al pretaccio maledetto "guardi io le consiglio di informarsi su come procedere contattando il nuovo vescovo. Arrivederci".

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Insomma, nulla di nuovo sotto al sole. La lezione anche oggi è che lo stato nazionale è debole, che le sue radici tremano di fronte al vaticano né più né meno che di fronte alla mafia. Quando mi ha detto "qui ognuno si fa le sue leggi", mi è venuto in mente un fatto che avevo letto poco prima, e cioè che Berlusconi anche oggi, più che mai, sta lavorando a una legge nel tentativo di salvarsi il culo. Se per caso vaticano e mafia avessero bisogno di uno stato nazionale ancora più debole, ecco che arriva Berlusconi e lo occupa per i propri fini privati.

E lo stato dov'è? Cosa pago con le mie salate tasse che ogni mese mi strappano dallo stipendio (e a maggio vogliono pure l'arrotondamento)? Dove sono le povere leggine che dovrebbero proteggere ME? Una volta che ho ingrassato la Mafia, il Vaticano e Berlusconi, cosa rimane delle mie povere tasse che dovrebbe beneficiare ME???

Oggi mi sento profondamenta offesa, derubata e violentata dal posto in cui vivo e dalle persone che mi circondano.

lunedì 12 ottobre 2009

Il neurone della Carfagna

Sono stremata dal lavoro ma oggi ho letto una perla che era impossibile non commentare. La Carfagna si cruccia per i fischi ricevuti alla manifestazione di sabato e fa la musona su Il Giornale. Non riesce proprio a capire perché è stata fischiata. L'unica spiegazione che riesce a trovare è la sua bellezza (rigorosamente esteriore, chiaro). E' stata fischiata perché la lobby dei gay strani è invidiosa della sua bellezza e della sua femminilità.

Provo a estrarre qualche perla, senza soffermarmi più di tanto altrimenti mi deprimo:

1) È la prima volta che il governo si impegna a portare la lotta contro le intolleranze in tutte le case. Applausi? Arcifischi. Appunto. E' la prima volta, 10 anni dopo la prima risoluzione UE.

2) Mara Carfagna rivendica la bellezza esistenziale di essere donna. Che vuol dire? Una sorta di machismo al contrario?

3) La Concia è brava perché è stata applaudita da Casa Pound no comment.

4) Uomo e donna Dio li creò. Ok, chiaro. Quindi chi vede la differenza di genere come un fatto appartenente alla cultura tradizionale sbaglia. In realtà è Dio che li ha creati così, non la cultura, giusto? Dio, non la cultura. Come se Dio non fosse un fatto culturale.

5) Questa visione cristiana [...] NON È CRISTIANA È CATTOLICA i protestanti si stanno svegliando molto velocemente su queste questioni.

6) La tradizione è l'unica cosa davvero progressista e rivoluzionaria. Questa frase si commenta da sé... ma chi è l'autore? E' stata veramente la Carfagna a scrivere questa cosa? No perché questa è la prova definitiva che ha preso il diploma coi punti Miralanza (o altri sistemi più redditizi)

7) A Strasburgo c'era un vichingo che spiegava che sostenere la famiglia al modo del Papa e del Patriarca di Mosca è la vera causa della violenza omofobica. I vichinghi mi sono sempre piaciuti.

8) Ehi, un po’ di sano materialismo per favore, siamo maschi e femmine. Questa proprio non ci arrivo. Cos'è il sano materialismo? Esiste? E cosa c'entra con l'accettare il proprio genere di nascita?

9) Uno può essere omosessuale, lesbica, può essere transgender. Ma un uomo non sceglie lui il suo genere. No Mara, i transgender lo scelgono. Devi ripassare il capitolo.

10) La società non deve rincorrere i desideri anche impossibili delle persone. Sì, ok, questo lo aveva detto Ratzinger tale e quale l'altro giorno. Chissà cosa pensano della pubblicità della Adidas "impossible is nothing"?

11) A me pare una rottura dell’idea del valore unico della persona Esatto, la legge crea una discriminazione, invece svastichella considera tutti uguali, tutti meritevoli delle stesse attenzioni, vero? Ma la storia del valore unico non serviva per proteggere i deboli? No perché nella tua interpretazione aiuta i forti...

12) La pedofilia in fondo è un orientamento sessuale (come tutti gli altri). NO Mara NO. NO. La pedofilia è violenza. Essere stupratori non è un orientamento sessuale. Quando vai al supermercato alzi la mano e prendi la pasta dallo scaffale: se la paghi va bene, se scappi senza pagare è reato. Il gesto è lo stesso ma nel secondo caso rubi mentre nel primo no.

13) Uccidere una persona è il delitto peggiore che esista, grida vendetta al cospetto di Dio. E se uno è ateo? Si può uccidere tanto Dio non si arrabbia?

14) A lume di buon senso, quanto al danno sociale, siamo sicuri che sia più grave uccidere un omosessuale single che un padre di famiglia? Cara Mara, dipende per cosa lo uccidi. Se uccidi il padre di famiglia perché è eterosessuale o perché ha famiglia o perché gli piace andare al cinema, è altrettanto grave. Se uccidi un padre di famiglia per legittima difesa (perché ti sta uccidendo o attaccando) il fatto che sia un padre di famiglia non può costituire un'attenuante... altrimenti dovremmo discriminare tutti gli scapoli (seppur eterosessuali purosangue) o tutti gli sposati devoti credenti che vanno a messa 3 volte alla settimana ma che sono sterili...

Ok, oggi basta con le cose tristi. Adesso vado a leggermi un po' di Larsson.

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ATTENZIONE RETTIFICA: pare che tutte queste cose non le abbia dette la Carfagna, come riportato nel sito de Il Giornale, bensì (secondo quanto riportato nella versione cartacea de Il Giornale) tale Renato Farina, deputato di Forza Italia, del quale Wikipedia riporta lo splendido curriculum. Ma non so perché vedere la firma della Carfagna non mi ha stupito, e anzi continuo a sospettare che le cose che ha detto Renato Farina siano in realtà le stesse che pensa la Carfagna, e che magari gli ha confidato durante qualche meeting di CL...

sabato 12 settembre 2009

L'orientamento sessuale e la dissonanza cognitiva

Lo so, sono le tre di notte, ed è la fine di una settimana abbastanza del cavolo e di una giornata veramente triste. Ma voglio postare un po' di riflessioni che mi sono state ispirate dal pezzo dello psicologo Vittorio Lingiardi "omofobia: il muro del risveglio felice", apparso su L'Unità, che è stato citato da più parti (ad esempio qui e anche qui). Così colgo anche l'occasione per rendere omaggio al mio scienziato sociale preferito (Jon Elster).

Se, in passato, lo «scandalo» era la devianza omosessuale, oggi ciò che preoccupa e spaventa, fino all’odio, è la possibilità di una normalità omosessuale e della sua realizzazione affettiva, persino familiare […] ciò che gli omofobi (siano essi balordi da strada o intellettuali a modo) non possono sopportare è quel sapore di felicità che nell’ormai lontanissimo 1978, Michel Foucault notava quasi incidentalemente in un’intervista: «Se si vedono due omosessuali, o meglio due ragazzi che se ne vanno insieme a dormire nello stesso letto, in fondo li si tollera, ma se la mattina dopo si risvegliano col sorriso sulle labbra, si tengono per mano, si abbracciano teneramente, e affermano così la loro felicità, questo non glielo si perdona. Non è la prima mossa verso il piacere ad essere insopportabile, ma il risveglio felice».

In una società non libera, quando si tratta di seguire le regole oppure infrangerle, spaventa il mancato rispetto della regola. In una società più libera, invece, si tratta di scegliere e si presuppone che se si fa qualcosa è perché lo si è scelto. Ci si aspetta che le persone seguano le loro inclinazioni e siano felici delle loro scelte. Quindi quello che si deve mostrare non è più una passiva obbedienza, ma il fatto che il proprio stato piace e ci si sta bene dentro.

Ma a questo punto che succede quando non si hanno alternative e non si riesce a trovare qualcosa che ci piace? Che ci dobbiamo accontentare di quello che troviamo, di secondi ottimi. Ma siccome è sempre una scelta che nessuno ci impone, almeno non con forza, non possiamo reagire come se fossimo stati costretti a farla. In qualche modo dobbiamo "farcela piacere", in modo da esserne contenti e mostrare di non essere in quello stato solo per debolezza, solo per incapacità di scegliere qualcos'altro di più "difficile". Questo lo facciamo riducendo la dissonanza cognitiva tra le nostre credenze riguardo alle scelte possibili e le nostre preferenze. Nel senso.

Quando le nostre credenze riguardo alle scelte possibili sono diverse dalle nostre preferenze, siamo frustrati da quella che chiamiamo "dissonanza cognitiva". Non possiamo realizzare ciò che desideriamo, e questo ci fa stare male. Per ridurre questa dissonanza tra le nostre preferenze e le nostre idee sulle scelte realmente possibili possiamo seguire almeno 4 strade:
  1. cambiamo la realtà, ampliando il numero di scelte possibili in modo tale da avvicinarlo alle nostre preferenze
  2. ci dimentichiamo di avere preferenze, attraverso un faticoso lavoro di annullamento della personalità
  3. ci illudiamo sulla realtà delle scelte possibili, come se fossero in linea con le nostre vere preferenze (wishful thinking)
  4. ci illudiamo sulla realtà delle nostre preferenze, per allinearle alle scelte realmente possibili (la volpe e l'uva)
Cosa succede a un essere umano nel momento in cui "decide" o costruisce il proprio orientamento sessuale? Proviamo a confrontare in quali casi una persona che decide di identificarsi omosessuale oppure eterosessuale intraprende le 4 strategie di cui sopra. I più frequenti secondo me sono gli ultimi due (wishful thinking e illusione sulle preferenze - la volpe e l'uva)
  1. Cambiare la realtà: l'eterosessuale non ha bisogno di cambiarla, la realtà è costruita a sua immagine e somiglianza, a parte forse la presenza del movimento lgbt, che è più o meno rilevante a seconda delle culture. L'omosessuale invece ha bisogno di cambiarla, anche se è difficile, è un processo lungo, e richiede una certa massa critica di capacità e competenze.
  2. Annullamento della personalità (e quindi delle preferenze): questa è la strategia preferita dalla Chiesa Cattolica. L'individuo non può scegliere, quindi non ha diritto alle sue preferenze. Per cui l'omosessuale non deve praticare e l'eterosessuale deve praticare limitatamente alle esigenze procreative, seguendo i dettami della CCAR.
  3. Illusione sulla realtà delle scelte possibili (ETERO): qui colui che si identifica come eterosessuale si illude che l'omosessualità non sia possibile o comunque sia portatrice di un numero eccessivo di svantaggi. Ad esempio le sanzioni sociali (o addirittura fisiche, tipo le aggressioni). Un tempo erano sanzioni legali, si andava in prigione. Mentre è difficile illudersi de (cioè sbagliarsi su) l'esistenza di leggi e norme con valore legale / coercitivo, perché sono chiare, le sanzioni sociali sono qualcosa di più sfumato. Ci sono o non ci sono? Dove sono? Quanto sono forti? La realtà delle sanzioni sociali varia, e questa varietà è responsabile della (crescente) debolezza della convinzione che gli eterosessuali hanno sugli svantaggi dell'omosessualità. Nel momento in cui i gay acquistano diritti e legittimità, cade quella convinzione che, se è forte, mette l'anima in pace agli etero. Per questo - paradossalmente - c'era più tolleranza quando c'era più intolleranza: perché quando gli svantaggi dell'essere omosessuale erano indiscutibili l'eterosessuale con tendenze omo non metteva in discussione la sua scelta di vivere da etero. Aveva scelto di essere etero perché essere omo era impossibile, un suicidio. Ma nel momento in cui diventa una possibilità un po' meno svantaggiosa, la sua scelta di essere etero vacilla, appare meno buona. Da qui deriva l'idea secondo la quale il matrimonio gay distruggerebbe il matrimonio etero. Perché il secondo non è più l'unico possibile, e questo mette in difficoltà i potenziali omosessuali che, dal subirlo come unica possibilità, si trovano adesso a doverlo scegliere e non trovano motivi convincenti. Da qui deriva anche il concetto racchiuso nell'articolo di Vittorio Lingiardi. I gay devianti vanno bene, perché è vero che fanno sesso, ma subendo le "dovute" sanzioni sociali non arrivano a mettere in discussione le scelte "etero" di quegli omosessuali che hanno preferito la tranquillità e i "premi" sociali piuttosto che assecondare le proprie inclinazioni. I gay felici invece, che sono liberi di scorazzare per strada senza nessuno che gli dica "vergogna" non vanno bene, perché fanno sentire fesso l'omosessuale di cui sopra. Tolgono ogni vantaggio alla sua scelta.
  4. Illusione sulla realtà delle scelte possibili (OMO): questo atteggiamento "colpisce" quegli omosessuali che si illudono di avere gli stessi diritti e le stesse possibilità degli etero. Sono tutti amici di Mara Carfagna, o dei famosi omofobi che dicono di avere "tanti amici gay" che stanno buoni e non si lamentano di nulla.
  5. Illusione sulla realtà delle preferenze (ETERO): ahaha questo è il famoso atteggiamento di tanti eterosessuali, magari sposati e con famiglia, che hanno relazioni omo ma dichiarano di essere etero. Oppure di tutte quelle donne che dopo la prima esperienza lesbica corrono da qualche uomo per dimostrare a se stesse di essere (ancora) etero. Oppure di quelle che pensano che tradire il proprio uomo con una donna non è un vero tradimento. In sintesi, poiché l'assunzione di un'identità omo comporterebbe la rinuncia a una serie di vantaggi (economici, sociali, etc), tali individui continuano ad illudersi di essere etero e a comportarsi formalmente e pubblicamente come tali. Generalmente la visibilità del movimento e la conquista di diritti lgbt non li turba. Anzi, saranno i primi a dichiararsi omo non appena diminuiscono le sanzioni sociali (perdite economiche permettendo, naturalmente). Tale atteggiamento caratterizza soprattutto i caratteri masochisti, che hanno difficoltà a scegliere e a "volere" qualcosa. Sono persone che tendono a "volere" quello che gli capita.
  6. Illusione sulla realtà delle preferenze (OMO): questi sono quegli omosessuali che non vogliono diritti, ma non perché pensano che ci siano già. Sanno che esistono degli evidenti svantaggi nell'essere omosessuale, eppure si attaccano ad altri presunti vantaggi di fronte ai quali gli svantaggi scomparirebbero, come ad esempio la possibilità di sentirsi fico e diverso e alternativo, di vivere in un mondo anticonformista che rifiuta la famiglia, il sistema patriarcale e capitalista, etc. Insomma roba di tanti anni fa, quando cambiare la realtà era davvero impossibile; quando vederla diversa da come era, era veramente da ciechi; e allora non rimaneva altro che cambiare le preferenze.