martedì 17 gennaio 2012

Schettino, il Vaticano e la salvezza tramite la corruzione (cioè le buone opere)

L'ennesimo scandalo italiano, un capitano di una nave con 4mila persone a bordo che mette in pericolo la loro incolumità per una "bravata" da macho; e che, come se non bastasse, fugge dalla nave inventando bugie per la capitaneria di porto mentre le persone che doveva proteggere muoiono, mi spinge a prendermi una pausa dal programma piuttosto intenso di oggi perché non posso perdere un'occasione così preziosa per dare la colpa al Vaticano.

La tesi (che con tempi un po' lunghi sto cercando di provare anche attraverso agent-based models che simulano la diffusione culturale e valoriale) è che in Italia ci ritroviamo i Berlusconi, gli Schettino e altri machi pallonari vari in posizioni rispettate e di responsabilità perché non abbiamo mai avuto guerre di religione.

Sono scioccata (moralmente, non perché non me l'aspettassi) dalla gente che in rete sta difendendo Schettino, dicendo che "l'italiano medio si sarebbe comportato esattamente come lui". Che è la stessa cosa che dicevano di Berlusconi. Ed è vera. Da qui si capisce subito però la confusione terribile nella testa di tanti italiani tra fatto e valore, tra realtà e dovere morale. Invece di guidare il cambiamento della realtà attraverso valori morali, questo famoso "italiano medio" che riempie i registri battesimali prende la realtà fattuale e la eleva a valore. Geniale!

Ma perché gli altri popoli, nel corso della loro evoluzione (in particolare a partire dall'illuminismo) hanno sviluppato questo modo "illuminato" di funzionare e gli italiani no?? Semplice: perché a differenza degli altri paesi "virtuosi" in Italia non ci sono mai state guerre di religione; e per guerre di religione intendo guerre contro il Vaticano, contro quella chiesa, quella e non altre, la Chiesa Cattolica e Apostolica Romana (CCAR). Gli altri paesi non sono diventati improvvisamente atei: ma hanno combattutto, con vari gradi di successo che vanno dalla secolarizzazione precoce in Francia al sistema misto tedesco, passando per i radicali paesi del Nord Europa che hanno espropriato i beni del Vaticano e cacciato i suoi esponenti dal territorio, UNA religione, che coincide anche con una istituzione (privata, centralizzata e dittatoriale, che vuole avere una funzione pubblica ma non vuole rispondere a nessun organismo pubblico delle sue azioni. AHAHAHA).

Al minimo segno di riverenza verso il Vaticano, Schettino sarebbe perdonato. Perché il Vaticano, a differenza delle religioni protestanti, da almeno 4 secoli promuove, senza soluzione di continuità, la diffusione della logica del perdono, dell'indulto, del lasciapassare, dell'impunità. Lasciando che il più forte, il più prepotente, il più stronzo, il più ipocrita, abbia buon gioco: basta un inchino a qualche tunica, una confessione e una comunione, e si ha via libera verso qualsiasi tipo di crimine. Questo è un fatto teologico tipicamente e unicamente cattolico. A permettere il proliferare della merda italiana è principalmente e indiscutibilmente, da secoli, un'istituzione piovra che in tanti secoli ha costruito salde radici sul territorio. Ma che in altri paesi è stata cacciata a calci in culo.

Per colpa del Vaticano, l'Italia è un paese in cui non esistono rei e condannati, ma solo santi e peccatori; e questi ultimi con un piccolo favore a qualche tunica d'oro sono subito perdonati ossia possono rimanere impuniti. E in questa giungla, la legge del più forte che mangia il più debole viene elevata da stato animale a dovere morale: e chi non lo fa "è un coglione", mentre chi lo fa viene ammirato dalle restanti "timide pecorelle", dai santi della situazione.



E' la stessa logica delle buone opere, del dogma tridentino secondo il quale la salvezza di un cattolico non è determinata dalla sola fede come quella del protestante, ma dalle buone opere. Dogma creato in reazione a quello nuovo protestante, secondo il quale invece la salvezza avviene solo attraverso la fede, senza intermediari terreni. Quali sono queste buone opere chiaramente non è dato sapere: non si sa a priori, ma si sa solo nel momento in cui lo decide il Vaticano e lo impone. La salvezza, in altre parole, giace nella corruzione. A partire dal Concilio di Trento. E permette ad esempio a un mostro responsabile di qualsiasi atrocità, se vuole, di pentirsi in punto di morte e guadagnarsi il paradiso, se il Vaticano decide così. La giustizia elevata a capriccio, il principio morale ridotto a favore. Non chiamiamola "cultura italiana"; chiamiamola "cultura cattolica", "cultura vaticana". E' la cultura di un'organizzazione privata che occupa un paese che all'inizio, appena nato, prometteva bene e aveva imparato a esistere autonomamente. "Libera Chiesa in libero stato", diceva Cavour. Ma si sbagliava. Non sapeva che mostro aveva davanti. Avrebbe dovuto cacciarlo a calci in culo, mandarlo in Groenlandia, fare come Enrico VIII e Guglielmo Vasa. E per colpa di questo errore decine di generazioni e milioni di italiani stanno ancora pagando.

Questa geniale istituzione alla quale in Italia è affidato il monopolio e la cura delle questioni etico-sociali (non so se rendo...) è stata cacciata, poco prima del Concilio di Trento, prima dai principi tedeschi, e poi dall'Inghilterra e dai paesi scandinavi. Nei quali il concetto di salvezza era un attimino più puro e democratico, essendo esclusivamente spirituale e completamente slegato da singoli esseri umani in carne ed ossa. Gli unici esseri umani in carne e ossa da cui dipendeva la salvezza erano la massa impersonale di individui qualunque, il mercato, il popolo, unica entità in grado offrire la sicurezza soggettiva (ma mai oggettiva) dell'elezione nel regno dei cieli.

I paesi del Nord Europa che occupano i primi posti di tutte le classifiche mondiali di sviluppo umano, si nutrono da 4 secoli di questa morale di derivazione protestante, nata per scissione e in contrapposizione con Roma, che incoraggia la risoluzione democratica del conflitti, la trasparenza, e l'empowerment / l'emancipazione delle società in quanto collettività organizzate e votate al bene comune. Una morale che ha la sua origine nella salvezza per sola fede, una salvezza che non ha bisogno di intermediari in carne e ossa, che è possibile immaginare solo attraverso il sostegno di una massa impersonale di individui indipendenti e diversi; un sostegno che avviene tramite una scelta libera e individuale.

Una morale che si accompagna a fatti storici come l'estradizione del clero cattolico e l'espropriazione dei beni del vaticano. Risolveremmo il problema del debito pubblico in un attimo, e grazie alle ripercussioni culturali balzeremmo ai primissimi posti della classifiche mondiali di sviluppo economico e sociale nel giro di un secolo. E' solo il più grande gruppo organizzato di impostori della storia dell'umanità, che sta asfissiando la Repubblica. Che senza la sua morsa, sempre più vorace e spietata dalla fame, resa più aggressiva e violenta dal trend negativo della secolarizzazione, spiccherebbe il volo. Come hanno fatto diversi paesi, anche molto meno talentuosi.

lunedì 5 dicembre 2011

Italy for Dummies

Da quando sono a Londra il mio atteggiamento verso le vicende della patria è cambiato radicalmente. Una parte di me continua ancora a scioccarsi, ma la parte razionale, che prende atto dei fatti e tenta di spiegarli, ha il sopravvento su quella emotiva. La quale è tranquillizzata dalla distanza fisica, dalla consapevolezza di stare a 10 minuti di metro dalla British Library, dalle università normali, di condividere una città - invece che con il Papa, come prima - con una famiglia reale erede di un certo Enrico VIII, che con l'Atto di Supremazia è stato uno dei pochi monarchi europei (quelli nordici e qualche principe tedesco) in grado di sfidare l'istituzione più longeva e potente della storia dell'umanità (il Vaticano, sì, quello che gli italiani mantengono a suon di miliardi di euro ogni anno che passa).

Un'altra cosa che è cambiata però, è che adesso, ovunque io vada, sono sottoposta da parte di stranieri che magari dell'Italia hanno visto qualche cartolina, o ci hanno passato un fine settimana, o ci vanno in vacanza d'estate, a domande del tipo "ma l'Italia è bellissima! Perché te ne sei andata??" Oppure "ma cosa sta succedendo in Italia, come mai Berlusconi non si dimette"??

Così, da qualche settimana, sto pensando di convertire questo blog in una fonte di appunti su notizie e fatti italici ai quali gli stranieri - dai loro giornali che riportano solo le punte degli iceberg, o dal sole temporaneo delle spiagge di Capri - non hanno accesso. Così la prossima volta che qualcuno mi chiede notizie o spiegazioni gli dò l'indirizzo del blog e lì finisce.

Ad esempio, un fatto che di certo non passa sui giornali stranieri né trova diffusione sulle spiagge di Capri è il seguente*:

Il sito Social Capital Gateway riporta la tabella illustrativa delle pubblicazioni con referaggio dei candidati partecipanti alla procedura di valutazione comparativa per un posto da ricercatore nel settore SECS-P01 (Economia Politica) presso l'Università del Piemonte Orientale, sede di Alessandria. Il concorso è stato vinto dall'unico candidato privo di pubblicazioni con referaggio (segnalato in rosso). La tabella non è esaustiva della produzione scientifica dei candidati in quanto non comprende i capitoli in volumi collettanei. Tuttavia, se si considerassero anche i capitoli in volumi collettanei, si noterebbe che il candidato vincitore li ha coautorati quasi tutti col presidente della commissione del concorso.

O forse potrei semplicemente creare un'etichetta dedicata ai post in inglese preposti a questo scopo: "Italy for Dummies". (E comunque, detto tra noi, appena si organizza per andare a bruciare chiese o fare pressioni serie per mandare il Vaticano in Groenlandia, fatemi un fischio che ritorno apposta per darvi una mano ;) )

(*Ringrazio Fabio Sabatini per il link e la diffusione di questa notizia).

martedì 12 luglio 2011

Il Vaticano: i diritti gay non sono diritti umani

Come già riportato qui e qui, il Vaticano continua a essere osservatore ufficiale delle sedi ONU, nonostante se ne esca con queste utilissime osservazioni in sede di Human Rights Council.

Le argomentazioni portate sono come sempre prive di senso e significato: secondo il portavoce “i termini ‘orientamento sessuale’ e ‘identità di genere’ non sono definiti dalla legislazione internazionale" perché non sarebbero "comportamenti esteriori ma sentimenti e pensieri"; e di conseguenza non possono essere soggetti a "leggi punitive” perché come sappiamo la legge non punisce i pensieri.

No, a punire i pensieri in effetti ci pensa dio = in Italia il Vaticano. Peccato che - nonostante i ripetuti tentativi da parte di questi impostori di confondere le carte, e per carte intendo realtà e mondo delle idee - l'orientamento sessuale nella vita reale si manifesti eccome, attraverso comportamenti che prendono forma alla luce del sole: lo sanno benissimo quelli che vengono impiccati in Iran, quelli che vengono aggrediti vicino al gay village dai vari Svastichella; e - in situazioni meno tragiche - quelli che si baciano al pride o su altre strade amiche.

Prendo atto quindi che siamo retrocessi a prima di Wojtyla, il quale era convinto che non esistessero persone omosessuali, ma solo atti: ebbene, adesso non esistono più nemmeno gli atti, ma solo i pensieri. E il simpatico portavoce si chiede candidamente come mai l'ONU si occupi di pensieri e sentimenti

#MaVaffanculo

domenica 10 luglio 2011

Freja Beha e Arizona Muse: ebbene sì (yes they are)

Non vorrei apparire creepy, dovrebbe essere una notizia come un'altra, ma per qualche motivo non riesco a essere indifferente al fatto che circolano voci sempre più insistenti su una presunta relazione tra Freja Beha e Arizona Muse... in rete ci sono diversi articoli (come questo o questo) che darebbero la cosa per confermata, non dalle sottoscritte ma dai cosiddetti industry insiders... e guardando queste foto (nonché questo video, minuto 1:17 E questo video, minuto 2:14) io direi che ci si può fidare...

...in teoria potrebbero anche essere "diversamente amiche" ma 1) non siamo in Italia 2) non c'è nessun Gori che le controlla come marionette e 3) non sono chiuse nella casa del GF, ma sono libere di muoversi e viaggiare!

Buona visione :)))

sabato 14 maggio 2011

La discriminazione non discriminante (ovvero: la bellezza dell'eterosessualità sta nel fatto che procrea?!?)

Questo blog è in standby da circa sei mesi, visto che negli ultimi cinque ho viaggiato un sacco e non ho avuto un attimo di pace (ho preso circa 18 aerei, e un'altra decina sono in programma da qui alla fine di luglio). Ma l'editoriale di oggi dell'Avvenire, a firma Francesco D'Agostino, mi chiama irresistibilmente alla tastiera. Alcuni dei tratti salienti:
Nonostante ciò che alcuni continuano a sostenere, non esiste più in Italia, e da tempo, una "questione omosessuale". Le discriminazioni che deplorevolmente colpiscono gli omosessuali sono analoghe a quelle che a possono colpire chi, agli occhi ottusi, malevoli e a volte criminali di alcuni, appaia "diverso" (per etnia di appartenenza, per disabilità fisica o psichica, per religione, per provenienza sociale, ecc.). Tali discriminazioni vanno severamente punite.
Ok. Quindi le discriminazioni sono tutte uguali, non c'è bisogno di fare distinzione tra gay e non gay. I disabili, gli immigrati, i musulmani, i poveri e i gay hanno bisogno delle stessi leggi, degli stessi interventi pubblici. Non sono cittadini diversi dagli altri. Di conseguenza ecco alcuni slogan che potrebbero apparire sensati:
  1. più permessi di soggiorno per disabili
  2. meno tasse per i gay
  3. libertà di culto per i poveri
  4. attrezzature di accesso facilitato per immigrati
  5. unioni civili e matrimonio per i musulmani
Continua D'Agostino:
Una cosa però è difendere i sacrosanti diritti degli omosessuali, come persone e come cittadini,
Peccato che D'Agostino non specifichi quali sono i sacrosanti diritti che gli omosessuali avrebbero. Perché purtroppo mi riesce difficile capirlo, visto che devono essere gli stessi di disabili, poveri, musulmani e immigrati (mi chiedo inoltre dove/come collochi D'Agostino i diritti delle donne: insieme a quelli di tutte gli altri gruppi svantaggiati? Oppure non esiste una questione femminile? Ah però aveva detto che non esisteva una questione specifica neanche per questi gruppi quindi sono molto confusa). In ogni caso, continua D'Agostino:
tutt’altra cosa è far rientrare nella difesa di questi diritti il riconoscimento del matrimonio gay. È un errore simile a quello di chi sostenesse che per rispettare i "diritti" dei musulmani bisogna recepire nel nostro ordinamento la poligamia.
Mah, io conosco tanti musulmani che non praticano la poligamia e non mi sembra che ne facciano particolarmente richiesta ai governi occidentali che li rappresentano. Vivrò fuori dal mondo ma non ho mai visto un poligamy-pride. Siamo sicuri che i musulmani vogliano questa cosa di cui parla D'Agostino, il recepimento nell'ordinamento giuridico della poligamia?

In secondo luogo - ma qui potrei sbagliarmi - sospetto che la poligamia sia indice di povertà e sfruttamento. Dov'è l'uguaglianza con il matrimonio gay? Chi viene sfruttato in un contratto che sancisce l'uguaglianza giuridica dei coniugi? E poi:
Esistono ragioni sociali (che sono le uniche che legittimano l’intervento del diritto) per legalizzare il matrimonio gay? La risposta è no. Ragioni sociali non esistono, esistono al più solo ragioni simboliche: sposandosi, i gay vogliono avere conferma pubblica dell’analogia della loro convivenza (giuridicamente lecita) alla convivenza eterosessuale (non solo lecita, ma riconosciuta e tutelata dal diritto in quanto procreativa e luogo di socializzazione primaria delle nuove generazioni).
Ok. Non esistono ragioni sociali per riconoscere il matrimonio gay perché non conduce a procreazione (ma allora le famiglie arcobaleno? I viaggi della speranza nelle cliniche estere?).

E se tutti gli ambienti in cui le nuove generazioni socializzano "primariamente" hanno bisogno di tutele speciali, perché non riformare gli orfanotrofi? Perché non fare una legge a sostegno delle case-famiglia? Se tutti gli ambienti in cui le nuove generazioni vengono concepite hanno bisogno di tutele speciali, perché non sostenere le cliniche di riproduzione assistita? Non sono anche questi luoghi di procreazione? E poi, vogliamo parlare delle scuole pubbliche massacrate e della socializzazione "secondaria"?
Ma i gay (anche se non tutti) sono convinti che tra unioni eterosessuali e unioni omosessuali non sia la procreazione a fare la differenza: di qui la pressante rivendicazione perché la legge conceda ai gay il diritto di adottare bambini o addirittura quello di poterli procreare artificialmente. L’artificio, anche quello più estremo (come la procreazione in vitro e il ricorso a un utero in affitto), che anche quando è posto in essere possiede il carattere dell’eccezionalità, viene paradossalmente invocato e utilizzato per negare l’innegabile e cioè che la natura (vista come il fumo negli occhi dai gay) "di norma" affida la procreazione all’unione tra un uomo e una donna. Questa è la differenza, che fa differenza.
Innanzitutto non ho capito perché la FIV o la surrogacy possiedano il carattere dell'eccezionalità. Ma non era il concepimento naturale a essere un miracolo divino, unico e irripetibile? Adesso rispetto alla riproduzione assistita sembra un fatto ordinario.

Poi, quanto alla natura che di norma affida la procreazione all'unione tra un uomo e una donna: no, caro D'Agostino, cerchiamo di essere un po' più precisi (il fumo negli occhi lo stai buttando tu); la natura "di norma" affida la procreazione a:
  1. uomini e donne sessualmente attivi;
  2. che hanno rapporti eterosessuali vaginali;
  3. durante l'ovulazione;
  4. non protetti;
  5. che terminano con un'eiaculazione contenente un numero sufficiente di spermatozoi in salute;
  6. i quali raggiungono con sufficiente velocità un ovulo che si trova in un punto preciso delle tube di Falloppio.
Visto quante condizioni richiede "la natura"? Molti di noi, per scelta o meno, rientrano in uno o più dei punti di cui sopra ma non in tutti; perché non tutti vogliono sempre procreare e poi ci sono quelli che invece vorrebbero ma non soddisfano tutte le condizioni. Allora ci siamo inventati da un lato i contraccettivi, e dall'altro la procreazione assistita: per aumentare le nostre possibilità di scelta.

Utilizzando una simile moralità ci siamo inventati l'aereo, visto che molti di noi volevano volare ma la natura non ci ha dato ali: se ci pensi anche l'aereo è mostruosamente contro natura (NB: i fratelli Wright erano protestanti). Prigionieri di simili perversioni morali, abbiamo inventato il treno, che ci fa viaggiare a 300 Km/h; perché la natura ci ha dato sì la possibilità di correre, ma al massimo a 20 o 40 Km/h; e poi ci stanchiamo subito mentre i treni volendo non si fermano mai...
Non si nega alcun diritto ai gay, quando ci si rifiuta di riconoscere alla loro convivenza un carattere coniugale, così come non si nega alcun diritto a una coppia di amici, quando non si riconosce alla loro amicizia rilievo giuridico.
Quindi non c'è alcuna differenza tra amicizia e amore? E io che pensavo che l'ordinamento giuridico riconoscesse anche gli aspetti affettivi delle relazioni. Non è una coppia, di per sé, società, associazione? Persino il famoso Articolo 29 della Costituzione parla di società, senza fare differenza tra società che producono prole e società che non la producono. L'articolo 29 non impone di tutelare solo quelle famiglie che producono prole. Persino quando ci si sposa in Chiesa, la formula dice "amarti e onorarti, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia"; non dice "prendo te, Giovanna, come mia sposa, al fine di procreare e creare un ambiente domestico che possa fungere correttamente da strumento di socializzazione primaria per i nostri figli"... boh, forse mi sono persa qualcosa.

venerdì 26 novembre 2010

Milestones

Quando sono tornata in Italia dopo il mio anno e mezzo all'estero, nel 2004, ero incazzatissima. Ero tornata in Italia solo mentalmente, non fisicamente. La gente mi chiedeva "perché non torni all'estero" e io rispondevo "perché devo prima scaldare i motori". E i motori dovevo scaldarli qui in Italia, come una crisalide che prima di volare deve diventare farfalla, chiusa e stretta nel suo involucro.

E così ho smesso di connettermi con le persone e sono diventata carburante: fine del dottorato, lavoro, lavoro, esperienza lavorativa, lavoro.

E mentre scaldavo i motori ho cercato di capire questo paese, che non è una nazione, ma un'accozzaglia di realtà locali completamente diverse, quasi di epoche diverse. Girare l'Italia e conoscerla è una sorta di viaggio nel tempo.

E ho fatto rifornimento. E adesso i motori sono caldissimi.


lunedì 8 novembre 2010

Si sposi chi può

Alla conferenza sulla famiglia si parla di famiglia come se non esistessero adozioni e procreazione assistita. Questo lo stesso giorno in cui un equipe di ricercatori inglesi annuncia la scoperta di una tecnica rivoluzionaria che arriverebbe a triplicare le possibilità di successo della fecondazione in vitro.

D'altronde, quando un ministro sostiene che la scienza danneggia i figli e la famiglia, perché interessarsi alla realtà?

E il bello è che domani mi tocca andarci, a me. Alla conferenza sulla famiglia.

giovedì 4 novembre 2010

Discriminare nel modo giusto è importante

Bersani, nel tentativo di riportare l'Italia sul giusto binario, ha detto che "i gay non si disprezzano e le donne si trattano come Dio comanda".

Cavolo, ora sì che mi sento sollevata. I gay non sono uguali agli etero e non possono avere gli stessi diritti; tuttavia, il disprezzo non va bene: la cieca indifferenza, o forse la dolce esclusione (?) evidentemente sono molto più adatte. Dopotutto anche Ratzinger è contro le discriminazioni ingiuste. Ecco, solo i palati meno raffinati non capiscono queste sottili distinzioni. Perbacco, non facciamo di tutta l'erba un fascio! Discriminare nel modo giusto è importante.

Quanto alle donne, evidentemente solo obbedendo a Dio si possono trattare come meritano. Ne consegue che gli atei sono dei misogini incorreggibili. #SiSalviChiPuò

martedì 2 novembre 2010

'meglio puttaniere che frocio' dicono le donne etero italiane

Non capisco lo scandalo attorno alle affermazioni di Berlusconi, che in sostanza e in sintesi significano "meglio puttaniere che frocio". Non è questo il pensiero della stragrande maggioranza delle donne italiane? Non è la stragrande maggioranza delle donne italiane rigorosamente etero e pronta a deridere uomini poco virili ritenuti colpevoli, a quanto pare, di non soddisfarle?

No perché, se così non è, io fino a oggi sono vissuta sotto a un cavolo, e non ho mai sentito ripetere questa frase, "meglio puttaniere che frocio", decine di volte, in diverse forme e formulazioni, da tutti i tipi di femmine italiche: comprese emancipate ricercatrici, avanzatissime professioniste, addirittura in qualche caso esperte di pari opportunità e cultrici di temi vicini alle politiche per lo sviluppo.

Quanta cultura! Quanta erudizione! Eppure alla fine quando si parla(va) di uomini il discorso andava a parare lì. E se non era il discorso era l'allusione, la risatina, il cenno più o meno velato a quello che tutti sanno e che perciò è scontato. E Berlusconi è uno intelligente che sa le cose come stanno, e se c'è un motivo per cui ci governa da 16 anni è che gli italiani amano vedersi ritratti ed esaltati nella sua figura. Anche se dopo le elezioni se ne vergognano, come i bambini che non sanno trattenersi dal fare i danni ma poi se ne pentono (o almeno così fingono).

Quindi non capisco. Sono meglio i politici di sinistra, votati dalle donne di sinistra, che non esplicitano i valori delle donne italiane per pudore, per ipocrisia, oppure semplicemente perché al momento non gli conviene? E' meglio la Chiesa Cattolica che con la 'gentile' insistenza sulla diversità dei sessi e dei ruoli non può criticare un Berlusconi che non fa altro che tradurre le sue santissime encicliche in linguaggio popolare?

Le donne (etero, per carità!) italiane le conoscono anche i politici di sinistra. Sono le finte emancipate, le streghe temute dai porporati, quelle per cui emanciparsi significa essere libere di ricattare gli uomini. Credetemi, Berlusconi o meno, per i prossimi 50 anni non c'è via d'uscita.

PS Paolo Guzzanti è d'accordo con me. Imma Battaglia inneggia a una rivolta delle donne; che non ci sarà (nei prossimi 50 anni), perché in fondo le donne (etero italiane) danno ragione a Berlusconi. Se non a parole, coi fatti: perché ogni bullo ha la fidanzata, ogni strillone da bar ha la moglie, ogni ipocrita la compagna. Insomma quelle donne lì esistono, è un fatto, e sono tante...

lunedì 25 ottobre 2010

Why I Hate This Fucking Country

Questo fine settimana sono stata fuori per lavoro insieme a tre mie colleghe (due F un M) per l'unico progetto in italiano a cui sto ancora lavorando. Come altre volte, nel tardo pomeriggio cerchiamo un taxi che ci porti al centro; e stavolta ci capita davanti un tizio biondiccio dal volto rossastro che ci invita ad accomodarci nella sua Lancia. Man mano che ci sistemiamo iniziamo a guardarci intorno e ad interrogarci: cuscini bianchissimi su tutti i sedili, copri poggiatesta in cotone ricoperti di merletti bianchi... di gran lunga la macchina più pulita che io abbia mai visto. Mi siedo nel sedile anteriore e istintivamente appoggio lo zaino sul cruscotto: ma subito vedo un braccio che si allunga intimandomi di spostarlo, perché la parte bassa (quella che quando poggio lo zaino per terra è a contatto col terreno) poggiava sullo sportellino rischiando, credo, di impolverarlo.

Ok. Lo informo sulla destinazione, lui si infila un paio di guanti bianchi (che dopo abbiamo scoperto servivano solo per guidare) e ammutolite partiamo. Il silenzio sarebbe stato di tomba se una musichetta orientale non fosse emersa dalle casse. Dopo un po' decido di spezzare l'atmosfera glaciale e gli chiedo - pensando alle ultime cose che ho letto sulle lingue indiane e al mio viaggio in Corea di maggio - che lingua fosse. Da lì parte una lunghissima conversazione sulla musica giapponese e lo strano tassista fa sfoggio impressionante di cultura in materia (a partire dagli anni settanta fino ai giorni nostri), interrompendosi solo per sottolineare parti di canzoni che a suo dire erano da non perdere. "No aspetta, ascolta questa strofa, senti com'è chiara la pronuncia, come sono scandite bene le parole". A un certo punto si toglie il guanto della mano destra e inizia a frugare nel cruscotto in cerca di una memoria usb con un pezzo che a suo dire era da conoscere. Trovata la memoria, mette il pezzo, si rimette il guanto e continua a guidare.

Mentre le mie due colleghe sui sedili posteriori guardavano terrificate fuori dai finestrini, il tassista mi spiega che sin da bambino ha sempre avuto un debole per il suono della lingua giapponese fino al punto da registrare le sigle in lingua dei cartoni animati. Che aveva studiato un po' di giapponese e capiva alcune parti dei testi; ma che principalmente adorava i suoni. A un certo punto una delle mie due colleghe lo interrompe stizzita accusandolo di aver allungato la strada e di guidare troppo lentamente (?!?) mentre lui si giustifica con un'ottima ragione (che adesso non mi ricordo).

Arrivate a destinazione, pago, lo saluto, e scendo, raggiungendo le mie colleghe che erano già fuggite a debita distanza. Qui parte il massacro del tassista al suono di simpatiche paroline del tipo "è malato", "è un serial killer", "sarà stato recuperato da un ospedale psichiatrico", etc. Questo dalle mie colleghe, che non sono della peggio specie italica, anzi. Io rispondo che effettivamente è un tipo strano, ma dopo tutto sono contenta di essermi fatta una cultura sulla musica giapponese. E anche di aver scoperto un esemplare atipico di essere umano, dopo tanti incontri di persone "integrate" e spesso "famose" (eravamo a un grande evento internazionale).

La sera andiamo a cena insieme all'altro collega che fregandosi le mani ribatte "dai raccontatemi di sto tassista" e ricomincia il massacro. Io cerco di ridimensionare il fenomeno dapprima con una certa calma, portando esempi di malattie psichiatriche vere, che non ti permettono di accedere a questo genere di professioni. Dico semplicemente che è un tipo un po' isolato, che magari vivrà fuori dal mondo (mi ha chiesto che lavoro facessi e non sapeva cosa fosse la ricerca scientifica né le politiche pubbliche), ma che - per quanto abbiamo visto noi - non sembra "malato". Non va curato. Sa fare un mestiere ed è appassionatissimo di musica giapponese e di guanti bianchi e di merletti e di pulizia. Questo è tutto quello che sappiamo di lui. Non mi sembra abbastanza per mandarlo in manicomio.

Poi, quando una delle due pontifica "ma dai non era normale, non ti può piacere solo il suono delle parole se non capisci il senso" sbrocco. Nel senso di "ma che minchia dici porco dio". Ma perché non ti può piacere il suono delle parole se non capisci il senso, ma di cosa stiamo parlando??? Il bello poi è che, mentre io sottolineavo l'infondatezza dei loro giudizi, continuavano a giustificare la cosa col fatto che davanti a lui non li avevano espressi. Della serie, è vero che pensiamo cose cattive ma almeno siamo state ipocrite. E' legittimo pensare che uno sia da curare quando fa delle cose atipiche, l' importante è non dirglielo in faccia.

Altre giustificazioni includono: "dire che uno è un pazzo e dire che è malato è la stessa cosa" (perché io avevo detto che in certi contesti avrei potuto definirlo pazzo). Ma va? Che io sappia la parola pazzo non è mai stata utilizzata in senso medico; sicuramente non da quando io esisto.

Il giorno dopo la collega che voleva curare quelli a cui piacciono i suoni delle parole di una canzone anche se non capiscono il significato, ha definito la Cina una falsa democrazia. Io ho risposto che la Cina non è una falsa democrazia, perché ha forse solo una o al massimo due delle 4-5 condizioni necessarie per definire un sistema politico una democrazia. L'Italia potrebbe essere definita una falsa democrazia per i vizi del sistema mass-mediatico ma le elezioni ci sono; il parlamento ancora ha una funzione o comunque l'ha avuta storicamente; alcune leggi passano per una manciata di voti, la magistratura è indipendente, etc. La Cina no: in Cina non ci sono elezioni nazionali e il parlamento non ha mai bloccato una proposta del governo. Inoltre il partito comunista controlla anche la magistratura, oltre alle nomine di chi finisce in parlamento. Insomma la Cina è governata da un partito, quindi non può essere definita una democrazia, né vera né falsa. Ma la collega diceva che io sono una rompiballe e affermava il suo sacrosanto diritto a parlare dei sistemi di governo e contemporaneamente a rimanere ignorante in materia. Questo da una che si occupa di politiche pubbliche. Quando sono andata a guardare su google ha detto che lei non aveva bisogno di consultare google perché seguiva la situazione della Cina da molti anni. Insomma, era più informata lei dei miliardi di pagine web selezionate e ordinate da Google.

**************

D'altronde, a che servono le parole? Se malato = pazzo e dittatura = falsa democrazia, io dico, perché parlare? Perché ci piacciono i suoni? Se piacciono a noi va bene, invece se piacciono al tassista no, perché anzi, adesso che ci penso aveva anche una mezza aria da frocetto con tutti quei merletti.

Sopporterei anche tutto ciò, per queste ultime settimane che mi sono rimaste da italiana fulltime; ma poi succede che oggi, via twitter, qualcuno mi linki la parodia della canzone "indietro" di Tiziano Ferro, ribattezzata "da dietro". Ordinario schifo, se non fosse per il fantastico disclaimer appiccicato sui primi secondi di video (che riporto letteralmente):

"Ricordate che parodie critiche e satire vengono pubblicizzate in ogni parte del mondo in qualsiasi momento (come l'aspetto fisico di ogni persona: grasso, basso, brutto, etc.). Quindi come voi ridacchiate agli insulti sulla gente grassa o bassa o quel che sia, c'è chi ridacchia sulle persone con gusti sessuali diversi"

Grazie! Adesso mi sento sollevata. Mi dà fastidio che qualcuno mi tratti da appestata? Qual è il problema, posso sempre sfogarmi coi bassi e grassi. Ecco, questa è una cosa tipicamente italiana, che io non ho mai riscontrato negli altri paesi (a parte forse un po' in Francia). La normalizzazione dell'insulto, la derisione del diverso. Insomma la paura di tutto ciò che non è ascrivibile nelle scatole concettuali della mia grigia ma stabile esistenza. Quando incontro qualcosa che non so in che scatola mettere, scappo, derido, offendo. Non è che ci viene in mente di preparare un'altra scatola, di sviluppare e raffinare i nostri concetti e le nostre categorie. No, perché faremmo la figuraccia degli insicuri o di quelli che non hanno scatole abbastanza buone. E per questo proveremmo vergogna e saremmo insultati a nostra volta.

E quindi la cosa giusta da fare, quella normale, quella accettata, è cementare le scatole che abbiamo e a cui siamo tanto affezionati, e distruggere a vista tutto quanto non vi rientra. Anche se si tratta di persone da scoprire, di persone che qualcosa ci hanno dato e che magari possono darci anche altro. Per questo l'Italia si impoverisce, perché valorizzare la tradizione non basta più. Serve mettere insieme tante energie e risorse diverse (come fa l'America sin dalla sua nascita) e imparare a valorizzare gli altri. Ma l'Italia li teme, e morirà di paura, arroganza, ciecità... e tanta, tanta tradizione.